Risorse storico-culturali

Il SIC della Giara di Gesturi è incluso in una regione dai caratteri omogenei, storicamente legata ai modelli insediativi tipici delle aree a vocazione cerealicola e punteggiata da una rete di abitati distribuiti capillarmente nel territorio. Sono paesi in molti casi interessati da fenomeni di spopolamento particolarmente acuti (proprio qui si concentrano alcuni tra i centri dell’Isola con il numero minore di abitanti), alla cui origine stanno le difficoltà dell’economia agricola isolana, presentatesi insieme alla modernità, arrivata da queste parti all’improvviso intorno alla metà del secolo scorso. E ciò nonostante, questi stessi paesi possono dirsi ricchi, se si guarda al patrimonio storico artistico, senz’altro sorprendente, che il loro territorio custodisce. Edifici sacri, ascrivibili a periodi diversi (e nei quali i diversi periodi lasciarono la traccia indelebile di infiniti rimaneggiamenti), si trovano nelle vie strette dei diversi centri storici, accanto a non meno importanti architetture civili: costruzioni legate alla storia della regione e alla cultura contadina che nei secoli arrivò a plasmare persino il paesaggio nel quale si sviluppava.

La villa Asquer di Tuili, la casa Lavra a Genoni e quella natale del Beato Nicola a Gesturi, possono essere prese ad esempio per raccontare l’edilizia abitativa funzionale a quel mondo, che nella diversità delle sue tipologie rispecchia, di quel mondo, le gerarchie sociali e, in ogni tipologia, l’esigenza costante di tenere uniti gli spazi del lavoro e gli ambienti riservati alla vita domestica. La tipologia, poi, a ben vedere, è sempre quella: la casa a corte, tipica del Campidano e delle regioni confinanti, e semmai ciò che cambia, nei diversi casi, sono le dimensioni delle costruzioni, in passato non diversamente da oggi direttamente proporzionali alle possibilità economiche del proprietario, e quindi al numero degli animali da lavoro posseduti, alla quantità del raccolto da immagazzinare, e al novero più o meno ingombrante delle attrezzature da custodire.

Tornando all’architettura sacra: sono molte le chiese di foggia austera, ascrivibile al Romanico, presenti in questa parte della Sardegna, e sono pure molte quelle che presentano i tratti del Gotico, per come nell’Isola questo stile fu declinato. Spesso possono dirsi pregevoli gli arredi che si trovano al loro interno, e senza dubbio di valore (se non altro storico) il patrimonio artistico che tra i tanti edifici sacri del territorio risulta distribuito. Tra le gemme che merita ricordare, è senz’altro il retablo del Maestro di Castelsardo, imponente pala d’altare ospitata nella chiesa parrocchiale di San Pietro di Tuili: uno dei massimi capolavori dell’arte rinascimentale sarda, dichiarato Monumento Nazionale dal 1893.

Se non sono tante, nel territorio, le opere d’arte paragonabili a questa, possono dirsi invece numerosissimi i casi delle costruzioni capaci di raccontare il passato della regione, la spiritualità di quanti la abitarono, il rapporto di questi con la natura circostante e la capacità di metterla a frutto con il lavoro e l’ingegno. Rapporto complesso, che dalla religiosità ricevette un’impronta profonda, e dalla religiosità non fu mai distinto.

Ogni paese forgiò la struttura urbanistica che avrebbe conservato per secoli, sviluppandosi attorno al centro spirituale della propria chiesa e protendendosi verso i paesi vicini, ai quali lo legava il comune impegno nel coltivare la terra. E forse proprio questo stesso protendersi può essere visto come una tra le ragioni capaci di spiegare la presenza delle molte chiesette campestri, risalenti alle epoche più diverse, che tra un paese e l’altro si trovano a tutt’oggi, e che a tutt’oggi rappresentano la sede privilegiata per lo svolgimento di molte sagre e feste religiose. Tra le tante, merita ricordare quella di Sant’Elia a Nuragus, quelle intitolate alla Madonna d’Itria, a Nureci e a Gesturi, e quella di Santa Lucia, ad Assolo.

Si tratta di costruzioni dalle dimensioni modeste, spesso disadorne, nella semplicità delle quali rivive il mondo di un tempo, l’austerità assoluta che ne governava la vita. E però, edificati non di rado accanto o sui resti di edifici sacri lasciati dalle civiltà precedenti, questi piccoli santuari sembrano a tutt’oggi conservare il carattere del presidio, come se nell’ergersi a fronte della campagna, lontani dall’abitato, stessero ancora a guardia di ciò che garantì per secoli la sopravvivenza delle comunità dei piccoli borghi che li costruirono: il grano, e la terra da cui il grano viene.

La chiesa campestre della Madonna d’Itria, realizzata nella seconda metà dell’Ottocento, è situata nella piana sottostante il paese di Nureci, dove un tempo sorgeva l’abitato di Genadas, del quale ormai restano solo poche tracce.

Di modeste dimensioni, presenta un’unica navata, con tetto a falde sorretto da una struttura in legno e copertura in coppi laterizi. La facciata, a differenza dei prospetti laterali intonacati, è stata realizzata in conci a vista di piccola pezzatura e diverso colore.

Caratterizzano il prospetto principale, il portale d’ingresso con arco a tutto sesto, le lesene laterali poggianti su basamento e la trabeazione di coronamento.

Ogni anno, dopo la domenica di Pentecoste, si svolge nella chiesa campestre la festa religiosa in onore della Madonna d’Itria, con l’accompagnamento in processione del simulacro, dalla parrocchia sita nel paese di Nureci fino a questa, che le è intitolata.

La chiesa campestre di Sant’Elia è stata realizzata intorno al secolo XI in stile romanico-pisano, probabilmente sulle rovine di un insediamento preesistente denominato Ruinas. L’edificio è collocato in posizione centrale all’interno di un ampio giardino delimitato da muretti in pietra, il cui accesso principale è costituito da un portale in pietra, chiuso da un cancello in ferro battuto.

Gli interventi di modernizzazione, eseguiti nei periodi successivi alla seconda guerra mondiale, hanno depauperato i caratteri originari dell’edificio romanico e occultato l’originario paramento murario in pietra.

L’attuale facciata presenta un ampio timpano e tre portali aperti in corrispondenza delle tre navate della chiesa e sormontati da archi a tutto sesto. A destra della facciata principale si erge il campanile a vela a doppia luce, elemento caratterizzante molte chiese campestri sarde.

Sull’altare si ammira un dipinto raffigurante Sant’Elia, vestito da carmelitano, con spada e libro, insieme ad un altro personaggio biblico; il quadro originale (del quale quello attuale è una copia), risale probabilmente al 1754 ed è opera di un pittore non sardo, forse il Casanova, attivo in Sardegna in quegli anni.

Lungo la strada principale di Gesturi si trova la chiesa del Santo Sepolcro, sede dell’omonima confraternita istituita nel 1586. Dedicata a Santa Maria Egiziaca, la chiesa è stata edificata tra il 1500 e il 1600 in stile tardo-gotico e rinascimentale.

La facciata presenta paraste laterali e cornice superiore in pietra scura locale, che contrastano con la sobrietà del paramento murario intonacato. Il portale d’ingresso, caratterizzato da un’alta trabeazione e da modanature lapidee laterali, si affaccia su un sagrato rialzato, accessibile mediante una breve scalinata in pietra. Appoggiata sulla trabeazione del portale, è presente una finestra rettangolare, definita da elementi lapidei di cornice. A coronamento della facciata trova collocazione un piccolo campanile a vela, realizzato in pietra a vista, le cui campane venivano suonate a corda stando sul lato destro dell’edificio.

L’interno, ad aula unica con due cappelle laterali, presenta archi a sesto acuto e colonne con capitelli decorati. Oltre alla massiccia acquasantiera in pietra a doppia vasca, la chiesa custodisce opere scultoree di maestranze sarde, alcune delle quali settecentesche; fra tutte merita ricordare quelle lignee di Santa Vittoria e San Marcello Papa, collocate nella cappella di sinistra. L’altare in legno dedicato a Santa Maria Egiziaca, con colonne tortili decorate a tralci di vite e immagini femminili, è invece collocato nella cappella di destra.

A pochi chilometri dal centro abitato, nel contesto ombroso di un bosco di alberi secolari, si trova la chiesa campestre dedicata alla Madonna d’Itria, realizzata intorno al 1620 e recentemente restaurata.

La chiesa, in stile spagnolo, presenta un loggiato che corre su tre lati dell’edificio, con aperture ad arco a tutto sesto (nella facciata) o a sesto ribassato (lungo i muri laterali), che presentano il profilo dell’arco (imbotte) in pietra a vista, in evidenza rispetto al paramento murario intonacato. La copertura presenta, sia nel corpo principale che nel loggiato, una struttura lignea a doppia falda con rivestimento in coppi; nell’ingresso sono state inserite due piccole campane a corda.

Nel presbiterio si trova un quadro dipinto raffigurante la Madonna avvolta da un manto celeste stellato che scende dal capo fino ai piedi, ed il Bambino, che tende la mano destra verso una figura umana, probabilmente uno schiavo.

Appena fuori dall’abitato di Gesturi, all’interno del cimitero comunale, si trova la chiesa della Madonna del Rosario, sede dell’omonima confraternita fin dal 1683.

Realizzata tra il 1500 e il 1600, la costruzione è caratterizzata da forme semplici e sobrie che ne evidenziano l’origine cinquecentesca; l’interno, ad aula unica con due cappelle laterali, presenta archi acuti che sostengono la copertura in legno a doppia falda, sulla quale si dispone il rivestimento esterno in coppi.

L’edificio, segnato dalla presenza di contrafforti e cappelle laterali, mostra il paramento murario intonacato e tinteggiato. Il prospetto evidenzia la configurazione interna della chiesa, con un corpo centrale in corrispondenza della navata definito da paraste in conci di pietra a vista e cornice superiore, e corpi edilizi laterali in corrispondenza delle cappelle e dei contrafforti, con copertura spiovente ad una falda. A coronamento si erge il campanile a vela a due luci, realizzato in pietra locale e decorato con croce centrale e piccoli merli laterali.

Il portale d’ingresso con arco a tutto sesto, raggiungibile tramite una breve scalinata, e la finestra rettangolare simmetricamente disposta sulla facciata risaltano, sullo sfondo del paramento murario intonacato, per gli elementi strutturali in pietra a vista.