Visita la Giara

Sa Giara Manna, la Giara Grande, è il nome con cui l’imponente altopiano al confine tra la Marmilla e il Sarcidano è chiamato nella lingua locale. Si dice Manna, poi, per distinguerla dalle formazioni simili, poco distanti, che hanno dimensioni più contenute: la Giara di Serri e quella di Siddi. La conformazione particolare del rilievo, che si innalza bruscamente nel paesaggio collinare della regione, ne fanno una sorta di fortezza naturale, alla sommità della quale si conserva un ecosistema di grande interesse, del quale fanno parte le estese sugherete, la macchia mediterranea fittissima, e un insieme articolato di piccoli stagni temporanei, i paùlis, nei quali si raccoglie l’acqua piovana per buona parte dell’anno e che costituiscono l’habitat di numerose specie animali e vegetali della più grande importanza. A queste, innanzitutto, si rivolge l’interesse di chi visiti questi luoghi, e in particolare agli ormai celebri cavallini che, pur affiancando l’uomo che abita da tempo immemorabile il territorio, vivono tutt’oggi allo stato brado.

Frequentato dai nostri progenitori fin dal Neolitico, e utilizzato ancor oggi dai pastori del luogo per il pascolo di pecore, capre e maiali, il grande tavolato basaltico custodisce tracce preziose del proprio passato più remoto: domus de janas, e nuraghi assai numerosi ne punteggiano l’estensione. Ed è poi forse proprio la relazione salda che da sempre stringe l’uomo a questo ambiente, sono i segni lasciati da questo rapporto a rappresentare uno dei motivi d’interesse maggiore della Giara; è la sapienza secolare che ha permesso l’utilizzo di un territorio tanto ricco, senza comprometterne la natura. E in definitiva forse proprio questo è necessario tenere a mente, nel promuovere il turismo in questi luoghi: non è solo importante preservare una purezza naturale assoluta, che per altro, probabilmente, non si è mai data nella storia; importante è invece, forse, trarre buon esempio dalla storia che questi luoghi ci hanno tramandato, e dall’equilibrio fragile che ha permesso l’uso delle risorse naturali, nel passato, senza comprometterne la sopravvivenza. Un equilibrio fragile, che rischia di esser compromesso definitivamente dall’uso attuale.

Queste le ragioni per cui si apprezza come rimarchevole il fatto che i paesi ai piedi della Giara abbiano negli anni promosso il proprio territorio portando all’attenzione del visitatore, sempre, immancabilmente, l’insieme non scindibile della natura straordinaria che vi è tutt’oggi custodita, e la cultura che tale natura ha preservato. Cultura millenaria, frutto dell’intelligenza di quanti nella terra, in questa terra, hanno visto il proprio mezzo di sostentamento fondamentale, la fonte delle proprie speranze e l’orizzonte entro il quale disegnare la propria vita. Allo studio, alla diffusione di tale cultura sono dedicati gli sforzi di chi negli ultimi decenni si è impegnato a creare la rete degli innumerevoli musei della regione, per la custodia e la conoscenza delle risorse materiali e immateriali, naturali e culturali, geopaleontologiche e antropologiche, storiche e scientifiche, che sono offerte all’attenzione di chi si avventuri in questa parte dell’Isola, con la delicatezza di chi porga un bene prezioso. Un bene che costituisce, poi, in definitiva, la vera ricchezza di queste terre.

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